il sogno, il segno, la forma
Gilberto Barburini si dedica alla pittura e alla pubblicità, lavorando per agenzie come Lintas e Damioli. Dopo aver vinto premi e collaborato con artisti come Dino Buzzati, si trasferisce a Udine negli anni ’90, dove riprende la pittura, influenzato dalla Transavanguardia. Muore a Udine nel 2016, lasciando un’importante collezione surrealista all’Università.
Il testo che segue è a cura di Sara Adorinni
autrice della tesi di laurea magistrale “Gilberto Barburini Graphic designer e pittore” Presso Università degli studi di Udine A.A. 2017/18
Biografia
Il riferimento al surrealismo diventa fondamentale per il suo percorso di pittore.
Gilberto Barburini nasce a Sedegliano il 4 luglio 1927. Dopo aver trascorso la giovinezza a Udine, dove inizia la sua formazione pittorica sotto la guida di Giovanni Napoleone Pellis, consegue il diploma di maturità al Liceo Artistico di Venezia. Qui, verso la fine degli anni Quaranta, frequenta lo studio di Emilio Vedova e stringe amicizia con il pittore Tancredi Parmeggiani. In questo stesso periodo, trascorre un soggiorno a Roma, dove conosce lo scultore Nino Franchina ed entra in contatto con Renato Guttuso, Giulio Turcato e il Gruppo Forma 1.
Nel 1949 si iscrive ai corsi di Scenografia dell’Accademia di Brera a Milano, dove ottiene il diploma di specializzazione nel 1953. Nello stesso anno, gli viene assegnato il secondo premio della galleria San Fedele, attribuitogli da una giuria composta tra gli altri da Mario Sironi e Carlo Carrà, per il bozzetto della scenografia de La Tempesta di Shakespeare, già presentato nella stessa galleria milanese.
Dalla fine degli anni Cinquanta inizia a lavorare a Milano, in quel periodo tra le città più all’avanguardia nel panorama internazionale.
Barburini svolge un’intensa attività di graphic designer e visualizer presso l’agenzia Lintas International e la multinazionale Unilever. Contemporaneamente, viene chiamato come art director dalla Damioli, studio pubblicitario impegnato nel campo dell’abbigliamento, occupandosi di clienti come Mitex, Calzaturificio di Varese e Dralon (Bayer). Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, svolge importanti consulenze per aziende internazionali e italiane, curando numerosi progetti grafici, tra cui il manifesto per le celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia, in occasione dell’esposizione Italia 61. Nel 1964, l’agenzia spagnola Red lo segnala come uno dei migliori cartellonisti europei.
In seguito, lascia lo Studio Damioli e inizia a lavorare per Peugeot, dove collabora con Dino Buzzati, e per Usag.
Nel 1968, l’Associazione Italiana Artisti Pubblicitari lo chiama a far parte della commissione giudicatrice per la Palma d’Oro, premio che per la prima volta in Italia riconosce il talento degli artisti di questo settore.
Nel 1969, cura per la General Electric le campagne pubblicitarie del Progetto Apollo, riguardante il primo sbarco dell’uomo sulla luna. Nello stesso anno, grazie a queste campagne, vince il premio nazionale Trofeo d’oro indetto dal quotidiano «Il Tempo» di Roma.
Per quanto riguarda la sua attività pittorica, tra il 1969 e il 1972 tiene alcune mostre personali in gallerie private di Torino, Padova e Bologna. Le mostre sono curate dai critici Carlo Munari, Aldo Passoni e Albino Galvano, che sottolineano la presenza nei suoi dipinti di elementi onirici e fantastici.
Le personali della primavera del 1969 e del giugno 1971 si svolgono alla galleria Triade di Torino, città aperta alle avanguardie dove tra gli anni Sessanta e Settanta si realizzavano nuove ricerche espressive e manifestazioni artistiche multidisciplinari.
Con altri pittori, tra i quali Luca Crippa e Sergio Dangelo, partecipa nel maggio 1970 alla mostra “Nuovi aspetti del Surrealismo”, curata da Renzo Margonari alla galleria Angolare di Milano. In questi anni il riferimento al surrealismo diventa fondamentale per il suo percorso di pittore.
L’interesse per questo movimento lo porta ad avviare un’importante collezione di opere grafiche di autori come André Masson, Joan Miró, Jean Arp, Antoni Tàpies e Graham Sutherland. La raccolta è stata donata nel 2021 all’Università degli Studi di Udine.
Intanto, l’attività di pubblicitario diventa sempre più centrale per Barburini, che si dedica alla realizzazione di marchi, manifesti, confezioni e packaging per ditte come McCann Erickson (di cui diventa art director nel 1971), Barilla, Buitoni, Esso, Motta e Salvarani.
Co-titolare della Mario Belli Associati dal 1972, opera nel settore della pubblicità per la svedese Smiel del Gruppo Nobel e per aziende come Carlo Erba, Mira Lanza, Montedison e Torvis.
Nel 1989, la Regione Lombardia lo invita a predisporre corsi destinati ad aspiranti art director nell’ambito di un progetto europeo. Nel 1991, fa da consulente per la multinazionale parigina Publicis Group.
Alla fine del 1995, conosce Carla Papucci, che sposa pochi mesi dopo.
Nel 1996, si trasferisce definitivamente a Udine, dove si dedica totalmente alla pittura, favorito da un ambiente familiare sereno e in stretto rapporto con la natura del suo Friuli.
I dipinti di questa fase tarda sono caratterizzati da una maggiore intensità cromatica e da uno sguardo attento alle nuove sperimentazioni, in particolare a quelle degli artisti della Transavanguardia. Dietro le suggestioni della pittura novecentesca, verso la quale aveva sempre provato interesse, ricorre anche a materiali come spaghi, compensato, applicazioni lignee e corde, ritagliando lui stesso nel suo studio le cornici, concepite come parte integrante dei quadri. La resa del dialogo con il proprio io interiore tramite l’uso di simboli ricorrenti diventa nelle sue opere un filo conduttore.
Gli ultimi 20 anni in Friuli
Il fatto di essere libero da impegni lavorativi e di poter godere di un ambiente familiare sereno, hanno permesso a Gilberto di dedicarsi totalmente alla sua passione: la pittura. Allo stesso tempo egli ha avuto l’occasione di collaborare ad alcune iniziative in campo artistico che avevano luogo sul territorio e conoscere i protagonisti delle stesse. Sollecitato anche dai contatti della moglie Carla con il popolo Tuareg, partecipò con l’Associazione “Storie dai Longobars”, presieduta da Nevia Garzitto, all’allestimento di una mostra (dicembre 2001, gennaio 2002) nel Palazzo Frangipane a Tarcento con la pubblicazione di un catalogo: Tuareg: il pozzo è la vita, la scuola è il futuro, con l’obiettivo anche di raccogliere fondi a sostegno di questo popolo.
Interessante è stata anche la collaborazione con l’Associazione “Essere Gioia” in quegli anni molto attiva sul territorio sotto la guida di Grazia Renier, che si proponeva di incoraggiare una cultura di pace e di usare le risorse interiori umane in nome della creatività. Citiamo anche la partecipazione di Gilberto ad una mostra collettiva che ebbe luogo a Palazzo Orgnani Martina a Venzone nel 2004 assieme a Grazia Renier e Loris Agosto e ad un’altra nel 2011 a Palazzo Elti a Gemona del Friuli sempre con Grazia Renier e Dino Durigatto.
Per quanto riguarda la produzione pittorica di questi anni, possiamo senz’altro dire che passare l’estate a Buja in mezzo alle colline moreniche e le numerose passeggiate hanno indubbiamente favorito in Gilberto l’ispirazione per le successive composizioni elaborate nello studio di Udine.
La natura, il paesaggio sono stati dei motivi ricorrenti; montagne nello sfondo, fiori, alberi e anche qualche frutto sono presi in considerazione, ma il suo sguardo e il suo cuore protesi verso l’alto, saranno sempre rivolti al cielo.